Seduta decisamente movimentata per il mercato valutario. La decisione annunciata questa mattina dalla Swiss National Bank, la Banca centrale svizzera, di fissare il cambio Euro/Franco svizzero ad un minimo di 1,2 franchi, per un giorno ha fatto passare in secondo piano la crisi del debito europea.
“Con effetto immediato –si legge nella nota diffusa dalla SNB- non sarà più tollerato un cambio Euro/Franco al di sotto di 1,2”, un livello che comunque è stato definito “sopravvalutato”. Il franco svizzero scambia in area 1,2030/ 1.2060 contro Euro, il 9% in più rispetto al dato precedente, e 0,8600 nel cross con il biglietto verde, quasi +10%.
La mossa della SNB ha allentato la tensione anche sull’altra valuta rifugio per antonomasia, ossia la valuta giapponese. Gli operatori temono che una misura del genere, ma questa volta contro il dollaro, potrebbe essere messa in atto anche dalla BoJ, la Bank of Japan.
Il cambio USD/JPY difatti è salito fino ai massimi di giornata a 77,70 per poi però ritracciare nella notte in area 77.20 mentre il cross con la Moneta Unica si attesta a 108,70 avendo toccato massimi a 110.00.
Segno meno anche per il cross con l’Aussie, il dollaro australiano, che scende a 1.06 nei confronti dell’Euro. Come da attese il Comitato esecutivo della Reserve Bank of Australia questa notte ha confermato i tassi di interesse al 4,75%. La decisione è stata presa alla luce delle attuali condizioni dei mercati finanziari. "L'outlook relativo all'economia globale appare ora meno roseo rispetto ad un anno fa" hanno sottolineato da Sydney.
Sui mercati americani, Wall Street ha chiuso in perdita per la terza seduta consecutiva, ma in netto recupero dai minimi iniziali.
L'indice S&P 500 che era arrivato a perdere il 2,9% è finito poi a 1.165,25 punti con un calo dello 0,74% mentre il Dow Jones che era andato sotto quota 11mila è finito a 11.139,3 punti in ribasso dello 0,9%.
Ancora meglio il Nasdaq Composite che cede lo 0,26%% a 2,473,83 punti. I timori per la crisi del debito sovrano in Europa hanno condizionato Wall Street che ha però ricevute alcune rassicurazioni dalla Fed sull'esposizione delle banche americane.
Il presidente Ben Bernanke in una lettera inviata a un senatore repubblicano lo scorso 14 luglio definisce l'esposizione netta delle banche americane al debito sovrano di Grecia, Irlanda e Portogallo «gestibile» e molto inferiore a 200 miliardi di dollari, anche se il default di un Paese europeo avrebbe conseguenze «su un largo raggio di mercati e istituzioni finanziarie».
Per l’europa, nuova chiusura in rosso per le Borse europee, con Piazza Affari che ancora una volta è risultata la peggiore del Vecchio Continente.
A Milano l’Indice FTSE MIB ha ceduto l'1,98%, mentre il CAC 40 a Parigi ha chiuso in ribasso dell'1,13% e il DAX 30 di Francoforte dell'1%. In controtendenza Londra (il Ftse-100 ha chiuso con un rialzo dell'1,06% a 5.156,84 punti) e Zurigo, che vola del 4,36% grazie alla decisione della Banca nazionale elvetica di fissare un tetto minimo al cambio con l’Euro.
Riguardo ai dati macro, segnaliamo che la Bank of Japan (Boj) ha deciso di mantenere i tassi di interesse fermi allo 0,10%, come da attese mentre per la giornata di oggi siamo in attesa della pubblicazione della produzione industriale a luglio di Germania e Inghilterra. Nessun dato macro in uscita da Oltreoceano mentre in serata verrà pubblicato il Beige Book, il rapporto sull'economia americana.


