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26.05.2012 15:11 GMT
   
 
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Titoli di Stato: T-Bond/T-Note usd

Di   |  Ricerca Bancaria  |  03.06.2009 00:00 GMT  |  Inserisci un Commento
 
Rispetto allo studio precedente, pubblicato nel mese di gennaio, il tasso di riferimento USA è rimasto invariato allo 0,25%, ma la curva delle scadenze si è modificata notevolmente. A gennaio, l’intera curva dei rendimenti si trovava sotto il 3%, anche per le scadenze trentennali, mentre le scadenze inferiori ai 3 anni presentavano un tasso inferiore all’1%. Attualmente, come si osserva dal grafico, la curva supera l’1% intorno ai 2 anni e 3 mesi, raggiunge l’1,38% a 3 anni e continua a salire fino a raggiungere il 4,38% a 30 anni. A causa del rappor to inverso tra il rendimento di un’obbligazione e il suo corso secco (il prezzo dell’obbligazione, escluso il rateo degli interessi maturati), la rivalutazione dei rendimenti ha provocato un calo delle quotazioni. Questo cambiamento non appare di poco conto, secondo molti analisti, perché sembra scongiurare il desiderio della Federal Reserve di tenere bassi i tassi d’interesse tramite il quantitative easing (l’acquisto di titoli di stato da parte della banca centrale). Inoltre, rappresenta un’indicazione piuttosto chiara del fatto che il mercato sconti un ritorno dell’inflazione. Il livello di pareggio per la medesima scadenza tra i T-Note decennali a tasso fisso e i cosìdetti TIPS (Treasury Inflation-Protected Securities; l’equivalente americano dei BTP€i italiani, cioè i titoli di stato indicizzati all’inflazione) indica attualmente un aumento dell’inflazione dell’1,6% circa l’anno, rispetto allo 0,11% scontato all’inizio del 2009. Pur essendo un livello di inflazione contenuto, l’aumento di queste attese potrebbe creare un grande problema per la Fed, soprattutto se dovesse continuare l’attuale recessione. Di nuovo, i timori di George Soros per la perdita di controllo della parte lunga della curva dei rendimenti, già accennati nell’Investment Report numero 20 (dedicato ai principali tassi d’interesse europei), potrebbero rivelarsi giustificati anche per i T-Note e i T-Bond. Questo probabile aumento dell’inflazione va a sommarsi a un nuovo fattore che sarebbe stato quasi impensabile prima dell’attuale crisi finanziaria: un downgrade del rating AAA per gli USA come emittente sovrano. Ormai, fare questo tipo di previsione non è più di dominio esclusivo dei catastrofisti; in una recente intervista con Bloomberg, Bill Gross, chief investment officer di PIMCO, il più grande gestore obbligazionario al mondo, ha affermato che la perdita della tripla A per gli USA è ormai un evento abbastanza scontato. L’aspetto chiave della sua previsione è basato sull’aumento percentuale del debito pubblico rispetto al Pil, che andrà in futuro a superare la soglia del 100%, livello che solitamente provoca un downgrade (Italia e Giappone sono due esempi di nazioni sviluppate che hanno superato la soglia del 100% e non godono di un AAA). Sebbene il debito pubblico USA si trovi attualmente intorno all’80% del Pil, i deficit enormi previsti per i prossimi anni andranno ad aumentare progressivamente questa percentuale. Considerando questi fattori nel contesto di un’ondata di nuove emissioni di titoli di stato, gli investitori dovrebbero continuare a mantenere una cauta prudenza sulle prospettive del reddito fisso a lungo termine.

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