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26.05.2012 15:10 GMT
   
 
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Paesi industrializzati: Germania

Di   |  Previsioni del Mercato  |  22.07.2009 00:00 GMT  |  Inserisci un Commento
 


La Germania cost i tuisce i l motor e economico principale dell’Unione Europea e, a differenza di molti altri membri della zona Euro, ha mantenuto in questi anni la sua vocazione alle esportazioni. Questa
posizione l’ha resa par ticolarmente vulnerabile durante il crollo generalizzato del la domanda globale e quest a dinamica, secondo molti analisti, potrebbe evidenziare gli inizi di un lungo periodo di crescita anemica per il Paese, amplificato dall’eccesso di capacità industriale a livello mondiale. Di fronte a questo aspetto, il governo di Angela Merkel ha deciso di mantenere un atteggiamento prudente per i conti dello Stato che si rifletterà in un deficit per il 2009 molto inferiore, in termini di percentuali del Pil, rispetto a Paesi come gli USA e il Regno Unito. Si prevede, infatti, che il deficit in Germania risulterà circa la metà rispetto all’11 – 13% del Pil stimato per i Paesi anglosassoni. Inoltre, il Bundestag ha recentemente approvato una modifica della costituzione che obbliga ad attuare un taglio quasi immediato nel deficit dei conti statali; fornendo al governo un raggio d’azione limitato per supportare l’economia, soprattutto se l’attuale debolezza dovesse continuare oltre il 2009. Angela Merkel, insieme a diversi esponenti del governo tedesco, ha criticato la politica monetaria di molti altri Paesi a causa dei rischi di inflazione. Tradizionalmente, la Bundesbank, Banca Centrale del Paese, e i politici tedeschi temono l’accendersi dell’inflazione; ricordando le lezioni della Repubblica di Weimar (1919 – 1933), caratterizzata da iperinflazione e dalla distruzione totale del valore monetario. In questo momento, pare che uno dei principali timori dei politici del Paese sia rivolto agli squilibri che potrebbero derivare da una notevole rivalutazione dell’Euro rispetto al Dollaro USA e alla Sterlina britannica; aspetto che renderebbe meno competitive le esportazioni con la conseguenza di accentuare maggiormente la crisi. Tuttavia, non vanno sottostimati i problemi strutturali tedeschi e la risposta politica volta a sorreggere le maggiori imprese nazionali e il settore bancario, che risulta essere tra quelli maggiormente colpiti dalla crisi finanziaria di questi ultimi due anni. A tal proposito, basti ricordare che IKB Deutsche Industriebank, fallita due anni fa ma poi salvata dallo Stato tramite KfW, è stata la prima vittima europea della crisi dei mutui subprime. Questo esempio rappresenta solo la punta dell’iceberg, dato che molti osservatori valutano il modello tedesco come un sistema bancario “obsoleto”, che potrebbe assorbire una quota consistente delle enormi svalutazioni ancora da contabilizzare per le banche europee. Perfino Günter Verheugen, il vice-Presidente tedesco della Commissione Europea, ha definito gli istituti bancari del suo Paese “dei campioni del mondo per le operazioni bancarie ad alto rischio”! La questione del rischio bancario è stata affrontata, il 10 luglio, con la proposta di un piano di costituzione di “bad-bank”, nel corso dell’ultima sessione del parlamento tedesco pr ima delle elezioni che si svolgeranno il 27 settembre. Questo piano permetterà agli istituti di credito di attuare accordi di swap per il 90% del valore dei titoli tossici da loro detenuti; un’azione che il governo spera si possa tradurre in un’espansione del credito alle imprese nel prossimo periodo. Si stima che fino a 230 miliardi di Euro di attivi possano confluire nelle varie bad-bank, costituendo un buon inizio al processo di ristrutturazione del settore, seppur non esente da rischi. Secondo Jan-Pieter Krahnen, un esperto del Centro di Studi Finanziari di Francoforte, sussiste il pericolo che le Landesbanken, gli istituti che presentano le principali criticità del sistema, diventino meno banche e sempre più strumenti politici per salvare industrie il cui fallimento potrebbe risultare politicamente scomodo. Il rischio di questa politica, sempre secondo Krahnen, è di dare vita a un “decennio perso”, come capitò al Giappone dopo la crisi iniziata nel 1989; la politica del Giappone di salvare le banche insolventi negli anni ’90 contribuì, secondo molti esperti, al prolungamento delle difficoltà del Paese. Agli investitori, il cui punto di riferimento è rappresentato dall’indice DAX, che raggruppa i 30 titoli più importanti della piazza di Francofor te, non dovrebbe mancare l’attenzione allo sviluppo delle criticità evidenziate. Sebbene l’influenza del settore bancario sia limitata (pesa meno dell’8% ed è presente solo con Deutsche Bank e Commerzbank), il peso delle utility (15% circa con E.ON e RWE) e dei titoli industriali concentrati sulle esportazioni (la maggior parte dell’indice) tendono a rendere l’indice DAX abbastanza sensibile all’andamento della domanda mondiale e alla sua effettiva ripresa.

( Orario Pubblicazione: 10:00 AM )

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