
Sono disponibili diversi indici idonei a fornire un’esposizione al mercato russo, tra questi troviamo l’RTX (Russian Traded Index) e il DAXglobal Russia Index. Sostanzialmente le differenze tra loro sono due: l’RTX ha 16 componenti, senza alcun limite massimo al peso di ogni singolo componente, mentre il DAXglobal ne ha 30 e impone un limite massimo del 10% per ogni singolo titolo. L’effetto è che l’RTX ha quattro società (Gazprom – 18,72%, Lukoil – 16,11%, Sberbank – 14,52% e Rosneft – 12,82%) che contano complessivamente per più del 60% dell’indice, mentre nel DAXglobal si devono sommare i primi otto componenti per raggiungere la soglia del 60%. Si può affermare, quindi, che il DAXglobal offre una maggiore diversificazione rispetto all’RTX, mentre quest’ultimo offre una maggiore esposizione al settore petrolifero, vera spina dorsale dell’economia russa. Il grafico riportato si riferisce all’RTX, per garantire una coerenza con l’analisi effettuata nell’Investment Report numero 15 del 2009. Il forte rimbalzo rispetto ai minimi segnati nel mese di gennaio rappresenta una conseguenza della ripresa delle materie prime, in par ticolar modo dei metalli e del petrolio, che hanno stabilizzato il Rublo e quindi incoraggiato il flusso di capitali esteri verso il Paese. Nel contempo, la banca centrale russa ha attuato una politica aggressiva dei tassi di interesse apportando ben sei tagli consecutivi a partire dall’aprile scorso, l’ultimo dei quali è stato deliberato il 15 settembre; negli ultimi sei mesi il tasso è sceso dal 13 al 10,50%, tornando ai valori del secondo trimestre del 2008 e proseguendo il processo di normalizzazione dai livelli del 150 e 210% raggiunti rispettivamente nel 1998 e nel 1994. Tornando al Rublo, occorre notare, che la valuta russa, proprio grazie alle materie prime, è riuscita a riacquistare una certa tranquillità a partire dall’inizio dell’anno, ma in precedenza, nel quarto trimestre del 2008, aveva subito una svalutazione rispetto all’Euro di circa il 30%. Secondo alcuni osservatori, la situazione era ormai in procinto di generare grandi difficoltà di rifinanziamento dei debiti nel settore privato, anche a causa della scarsa propensione al rischio emersa nel corso del 2008. Questo rischio è stato scongiurato negli ultimi mesi e i dati più recenti sull’andamento economico, annunciati dal Presidente Dmitrij Medvedev, hanno rafforzato l’impressione che il peggio, per la Russia, sia ormai alle spalle. Il secondo trimestre ha visto un aumento del Pil pari al 7,4% rispetto al trimestre precedente, sebbene abbia presentato un forte calo (-10,9%) rispetto al secondo trimestre del 2008. Per l’intero anno 2009, il Ministero dell’Economia si attende una contrazione del Pil pari all’8,5% rispetto al 2008, mentre l’economia dovrebbe tornare a crescere nel 2010, con le previsioni che attualmente indicano un +1,6% rispetto al 2009. Nel lungo termine, si dovrà verificare se la Russia sia in grado di creare un’economia meno dipendente dalla produzione e dall’esportazione di materie prime. L’ultimo anno ha reso evidente l’instabilità economica indotta da questa dipendenza, mentre la recente esplosione alla centrale idroelettrica Sayano-Shushenskaya in Siberia (il sesto maggiore impianto idroelettrico al Mondo) ha evidenziato lo stato di pericolo in cui si trovano alcuni degli elementi più importanti dell’infrastruttura del Paese. A sua volta, la carenza d’infrastrutture peserà sulla produzione di alcune materie prime (la centrale precedentemente menzionata fornisce elettricità a Rusal, che si stima dovrà tagliare la sua produzione di almeno 500 mila tonnellate di alluminio) oltre a impedire lo sviluppo di nuove industrie. La visione della BERS (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo) evidenzia che per slegarsi dalla dipendenza delle materie prime, il Paese dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla produzione agro-alimentare, chimica e dei beni di largo consumo. Per il momento, però, l’impressione di molti osservatori, tra cui il vice-presidente degli USA Joe Biden, è che il Paese, ancora guidato sostanzialmente da Vladimir Putin, è più interessato al rafforzamento della sua sfera d’influenza nei vecchi stati dell’URSS, che all’ammodernamento economico.
(Orario Pubblicazione: 08:04 AM)