Ennesima settimana ricca di colpi scena per un mercato, quello valutario, che diventa sempre più volatile e sempre più dipendente dalle notizie e dai dati macroeconomici.
Le attese degli investitori per questa settimana erano elevate e certo non sono state tradite; se settimana scorsa la banca centrale svizzera aveva scosso il mercato valutario, grande protagonista di questa settimana è stata la Federal Reserve.
La Banca centrale statunitense ha lasciato invariati i tassi d’interesse a un range compreso tra lo 0.00% e lo 0.25%. La decisione, ampiamente prevista dal mercato, segue la conferma di gennaio, preceduta dal taglio drastico di dicembre, il nono della serie iniziata nell’ottobre 2007, che aveva portato i fed funds nell’attuale forchetta.
Ma la vera mossa a sorpresa che ha agitato tutti i cross con il dollaro è stata la decisione della Fed che si è detta disposta all’acquisto di $300 miliardi di Treasury a lungo termine nei prossimi 3-6 mesi e ad incrementare l’acquisto degli asset MBS (Mortgage Backed Securities - titoli obbligazionari garantiti dai mutui ipotecari) di altri $750 miliardi.Si tratta evidentemente di una decisione con valenza storica atta a dare ulteriore slancio ad un'economia reale che ha un disperato bisogno di risollevarsi; buon segnale a tal proposito è stato anche il dato sull'indice dei prezzi al consumo statunitensi che sono aumentati dello 0.2% e le richieste di sussidi alla disoccupazione che sono sono diminuite di 12k rispetto all’ultima rilevazione assestandosi a quota 646k.
Che effetto hanno avuto questi dati sul mercato dei cambi? Dopo l’annuncio della Fed il dollaro è letteralmente crollato perdendo molte posizioni nei confronti delle principali valute estere: nel cross con il franco svizzero ha rotto a ribasso il canale a 1h che si era creato passando da quota 1,1810 a 1,1200, il cable è passato da 1.3940 a 1.4460, mentre il nel cambio con lo Yen il biglietto verde è passato da 98.35 a 93.54.
Il cross che ha raccolto le maggiori attenzioni del mercato è stato come al solito l’Eur/Usd che ha ribaltato tutte le previsioni ribassiste che vedevano un dollaro destinato a sfondare quota 1,24: dopo la decisione della Fed il cambio è “schizzato” in poche ore sopra quota 1,30 arrivando a toccare 1.3737 aprendo la strada ad una possibile caduta del dollaro nel breve periodo che potrebbe portare la valuta statunitense a ritoccare i minimi di inizio anno a quota 1.40.
Per quel che riguarda l’Europa le notizie giunte questa settimana sono abbastanza incoraggianti con l’indice dei prezzi al consumo in rialzo dell’1.7%, l’indice ZEW in rialzo di ben 2.3 punti rispetto all’ultima rilevazione e la produzione industriale che ha segnato un calo del 3.5%, dato migliore delle aspettative che la vedevano in calo del 3.8%.
Da riportare anche le dichiarazioni di Otto Bernhardt, membro della Cdu del Cancelliere Angela Merkel e presidente del gruppo che, in Parlamento, si occupa di politica finanziaria che ha affermato che “Abbiamo creato un fondo presso la Bce”…” I ministri delle finanze si sono accordati sulle procedure”.. “non lasceremo che nessuno fallisca".
L’Unione Europea ha quindi preso le precauzioni per evitare il dissesto di alcuni paesi (i famosi PIGS) possa creare ripercussioni sul resta della comunità.
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