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23.05.2012 06:35 GMT
   
 
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Indicatori: il Momentum

Di   |  Analisi Tecnica  |  24.08.2009 13:48 GMT  |  Inserisci un Commento
 
La volatilità sui mercati finanziari si può misurare in vari modi, ma fa sempre e comunque riferimento alla variazione di prezzo all’interno di un periodo di calcolo prefissato. Questa logica è però anche la stessa che sta alla base del calcolo della stragrande maggioranza degli indicatori di analisi tecnica. In particolare, se pensiamo ad un concetto che misura l’intensità della variazione del prezzo, non possiamo non riferirci al cosiddetto momentum, che altro non è che la velocità con cui varia un prezzo di mercato. Il grafico seguente esprime visivamente il concetto, utilizzando un triangolo in cui il


momentum è l’ipotenusa.

Ebbene, il momentum, cioè la velocità con cui il prezzo varia, rappresenta il “motore” di quasi tutti i più famosi indicatori quantitativi di analisi tecnica, poiché essi utilizzano il prezzo come materia prima. Certamente i singoli strumenti di analisi si diversificano tra di loro in base agli aspetti dei mercati che si
propongono di studiare, ma ciò che li fa muovere è proprio il prezzo, o meglio, il suo momentum. Detto questo, iniziamo subito a studiare il problema in concreto. Di seguito riportiamo l’indicatore di momentum più classico, ovvero la differenza tra l’ultimo prezzo disponibile ed un prezzo che risale a qualche tempo addietro. Poiché il nostro scopo è quello di confrontare il momentum con altri famosi indicatori di analisi tecnica e poiché questi ultimi vengono calcolati utilizzando nella formula delle medie mobili, calcoliamo il nostro indicatore di momentum non come una semplice differenza tra i prezzi, ma piuttosto come media mobile di una differenza tra i prezzi, in maniera tale da rendere più morbido il grafico proprio per effetto dell’inserimento della media all’interno della formula di calcolo. Di conseguenza il diagramma del Momentum a 30, giorni smussato da una media mobile semplice a 10 giorni calcolato sull’indice FTSE MIB è il seguente:




Il grafico di un indicatore del genere continua ad oscillare intorno allo zero, essendo una differenza tra due prezzi. Assume valori fortemente negativi nei momenti in cui il mercato scende con molta rapidità, essendo quello il momento in cui è massima la differenza di prezzo tra il presente e il passato, così come massima è la differenza (questa volta in positivo) quando il prezzo risale in maniera altrettanto veloce, come ad esempio durante la primavera di quest’anno. L’ampiezza in valore assoluto dell’indicatore (cioè della differenza di prezzo) rappresenta appunto il momentum, vale a dire ciò che nel linguaggio comune viene definito come movimento di mercato. In altre parole, quando si dice che il mercato si muove molto (in bene o in male) ci si riferisce a periodi in cui il momentum è molto elevato, in positivo o in negativo. Ma questa grandezza, lo si intuisce facilmente, è di fatto un sinonimo di volatilità, ovvero di variabilità di prezzo, poiché quest’ultima si misura sia calcolando la differenza tra il prezzo attuale ed un prezzo passato, sia, ad esempio, calcolando la media delle variazioni giornaliere di prezzo. Nel grafico che segue abbiamo sovrapposto al momentum proprio la media a 40 giorni delle variazioni giornaliere di prezzo ed il risultato, una volta depurat dall’effetto dimensionale, è un andamento sorprendentemente identico.





Si potrebbe obiettare che le misure di volatilità più canoniche non tengono conto tanto della velocità con cui varia il prezzo, ma della variabilità di quest’ultima. Infatti la formula della volatilità storica (strumento universalmente impiegato come indicatore di rischio) misura non la media delle variazioni giornaliere, ma la media degli scarti dalla media di queste ultime, cioè lo scarto quadratico medio delle variazioni giornaliere. In effetti come misura di rischio è migliore la volatilità storica, ma come indicatore di volatilità assoluta (cioè variabilità di prezzo unita alla sua direzione) è senz’altro più indicativo l’indicatore da lui creato, anche perché, come si vedrà tra poco, non viene introdotto come misura alternativa di rischio, ma semplicemente per mostrare visivamente cos’è che viene misurato dal indicatori di analisi tecnica. Riassumendo, possiamo dire che la media mobile, che altro non è che una comunissima media statistica che viene aggiornata continuamente e funziona bene per il trading quando funziona male dal punto di vista statistico e viceversa. I ritardi della media mobile rispetto al prezzo definiscono proprio la forza della tendenza di quest’ultimo, il cosiddetto momentum. Dunque i falsi segnali non sono mai colpa della media mobile, ma semplicemente della relativa stazionarietà del mercato. Così come non è merito della media mobile la sua capacità di indicare così chiaramente una tendenza quando ne esiste una, ma anzi questa qualità deriva da un suo “difetto” statistico. Queste considerazioni dovrebbero far comprendere come la mentalità dell’analista tecnico ed ancor più del trader debba essere decisamente non convenzionale, anche dal punto di vista statistico. Per lo speculatore è più importante adeguarsi alla realtà che descriverla. Ed è per questo motivo che gli è così utile uno strumento proprio nel momento in cui la disciplina scientifica da cui scaturisce ne sottolineerebbe i limiti. I trader non sono scienziati, sono dei “semplici” commercianti, il cui scopo non è descrivere esattamente la realtà, ma “semplicemente” di guadagnare denaro. Iniziamo questo studio proprio da un oscillatore molto famoso, ovvero il MACD, che viene calcolato come differenza tra una media mobile esponenziale a 12 giorni ed una a 26 giorni.



Essendo la prima media molto più reattiva della seconda, se la differenza tra le due è positiva significa che il prezzo sta salendo e viceversa nel caso contrario. A questo indicatore si associa poi la sua media mobile a 9 periodi per far sì che l’incrocio tra le due linee indichi il cambiamento di tendenza del momentum, cioè la perdita di velocità del prezzo che precede l’inizio del movimento nella direzione opposta. Anche in questo caso la somiglianza è impressionante, quindi possiamo dire tranquillamente che il MACD, indipendentemente dalla sua validità come strumento di trading, misura il momentum di prezzo.



Studiamo ora lo stocastico, ovvero l’indicatore che nasce per indicare le situazioni estreme di prezzo, i cosiddetti ipercomprato ed ipervenduto, sempre con la logica di tentare di individuare per tempo le possibili inversioni di tendenza del prezzo. Anche in questo caso variamo leggermente parametri di calcolo, pertanto anziché la combinazione 5,3,3 utilizziamo uno stocastico a 40,10,5 barre. Sovrapponendolo al tracciato del momentum si nota come quest’ultimo piloti anche lo stocastico. Infatti, come può un prezzo salire senza trovarsi spesso vicino ai propri massimi? E come può un prezzo scendere senza trovarsi spesso vicino ai propri minimi? Dunque, come può l’andamento dello stocastico differire troppo da quello del momentum? Da ultimo effettuiamo il confronto con l’RSI, ovvero l’indicatore di forza relativa ideato da Welles Wilder, che viene calcolato come rapporto tra la media delle chiusure al rialzo delle ultime 40 sedute e la media delle chiusure al ribasso, sempre delle ultime 40 sedute.



Anche in questo caso abbiamo modificato leggermente il parametro rispetto all’originale, solo per omogeneità di calcolo è infatti risultato, ancora una volta, è una fortissima somiglianza. Dunque cosa ci dimostra questo rapido e semplice studio? Ci illustra come il fattore principale che indirizza i principali indicatori di analisi tecnica è il momentum di prezzo. Si potrebbe dire che la stessa analisi tecnica è nata come disciplina per lo studio del momentum di prezzo. Ma, soprattutto, questo studio ci insegna che è inutile perder tempo a cercare di capire quale indicatore tecnico sia meglio degli altri. È sufficiente regolarli in maniera opportuna e tutti finiscono col dire la stessa cosa. Quindi l’analista ed il trader dovrebbero soprattutto preoccuparsi di scegliere non tanto l’indicatore giusto, quanto il periodo di calcolo più adeguato alle loro strategie e poi seguire con attenzione l’andamento del loro preferito.

Dai quaderni di Borsa Italia (autore Massimo Intropido).

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