Tasso Attuale: 1%
- Grafici in Tempo Reale
- Grafici Forex
- Grafici Futures
- Grafici Titoli
- Grafici Indici
Informazioni
Tasso Attuale: 1% |
Contenuto
La crescita del credito cooperativo
La crescita del credito cooperativo Dalla metà degli anni novanta a oggi l’attività delle banche di credito cooperativo ha conosciuto una lunga fase di crescita ininterrotta. I fattori alla base di un così protratto periodo di espansione sono numerosi, ma i principali sono costituiti dai vantaggi comparati che caratterizzano questa categoria di intermediari, ben delineati da Tommaso Padoa-Schioppa quindici anni fa: Le BCC sono operatori di frontiera che portano i servizi bancari dove altrimenti non arriverebbero, sostengono iniziative imprenditoriali individuali, favoriscono lo sviluppo economico di nuove comunità. Contrariamente a un’opinione diffusa, nel loro habitat esse denotano una capacità di fornire credito maggiore delle altre banche1. La capacità delle BCC di fornire credito si basa sulla conoscenza del territorio e dei sistemi economici locali, sulla valutazione diretta della qualità delle iniziative dei piccoli imprenditori, su una struttura organizzativa in grado di rispondere in tempi rapidi e in forme non burocratiche alle esigenze della comunità. La crescita ha riguardato in primo luogo la clientela che rappresenta il bacino di elezione del credito cooperativo. Dal 1995 al 2010 la quota dei prestiti alle imprese con meno di 20 addetti è salita dall’11 al 19 per cento, quella relativa ai finanziamenti alle famiglie dal 6 al 9 per cento. Di rilievo è stato anche l’aumento della presenza nel mercato del credito alle imprese medie e grandi, dove il peso delle BCC è salito dal 2 al 7 per cento. La conquista di posizioni sul mercato dei prestiti è andata di pari passo con lo sviluppo della capacità di attrarre risparmio e di perseguire forme di raccolta più stabili, 1 Tommaso Padoa-Schioppa: “Il credito cooperativo in Italia: realtà e problemi”, intervento al Convegno Sviluppo Economico e Intermediazione Finanziaria: Piccole imprese, Banche locali, Credito Cooperativo. Roma, 22 febbraio 1996. 5 benché relativamente onerose, come le obbligazioni, in grado di garantire un maggiore equilibrio tra le scadenze delle attività e quelle delle passività. La fiducia accordata dai risparmiatori alle BCC ha determinato flussi di raccolta diretta ampiamente superiori alle erogazioni di prestiti. I dati sull’intermediazione, seppure molto indicativi, rappresentano soltanto l’aspetto contabile della crescita. Altrettanto rilevanti sono quelli riguardanti la diffusione sul territorio delle strutture del Credito Cooperativo. A settembre 2011, i comuni nei quali era presente almeno uno sportello di una BCC erano poco meno di 2.700, 900 in più rispetto al 1995; i due terzi della popolazione risiede in un comune in cui opera una BCC a fronte del 40 per cento di 15 anni fa. Si è rafforzata la presenza delle BCC nei comuni di maggiore dimensione e nelle grandi aree urbane. Nel periodo compreso tra il 1995 e il 2010, il numero di dipendenze è aumentato, in media annua, di oltre il 4 per cento, una crescita doppia rispetto a quella media del sistema. Nello stesso periodo il numero di dipendenti è passato da 20.000 a 32.000, a fronte di un calo di 40.000 unità degli occupati nell’intero sistema bancario. Le dimensioni aziendali sono cresciute con riferimento a tutti i principali indicatori. Tra il 1995 e il 2010, per la BCC media i fondi intermediati sono triplicati in termini reali, il numero di sportelli è salito da 4 a 11, quello dei dipendenti da 32 a 76. In molti mercati locali le banche di credito cooperativo sono rimaste gli unici intermediari di piccole dimensioni; in molti comuni hanno mantenuto la loro caratteristica di “microgiganti” individuata da Tommaso Padoa-Schioppa. Il processo di crescita è stato sostenuto, fino alla crisi, dal circolo virtuoso tra incremento dei volumi, ampliamento dei margini reddituali e crescita del patrimonio. L’utile di bilancio del sistema cooperativo, sceso al 6 per cento del capitale e delle riserve alla fine degli anni novanta, è progressivamente risalito su valori attorno al 9 per cento negli anni precedenti la crisi. L’accantonamento di ampia parte degli utili ha fatto delle BCC la categoria di banche con la più elevata base patrimoniale. Essa risulta però ridimensionata dalla forte espansione delle attività. Il grado di patrimonializzazione (rapporto tra patrimonio di vigilanza e il totale dei requisiti patrimoniali) è sceso da 2,9 nel 1995 a 1,9 nel 2010; il Tier 1 ratio e il Total capital ratio si sono ridotti rispettivamente di 8 e di 7,5 punti percentuali (essendo passati dal 22,2 al 14,2 per cento e dal 22,8 al 15,3 per cento). La leva finanziaria, definita come il rapporto tra il totale dell’attivo e il patrimonio di base, è aumentata di un punto collocandosi a 9,6 a fine 2010. Patrimonio, stabilità delle fonti di provvista e risorse liquide hanno consentito alle BCC di continuare a erogare credito anche durante la recessione, sostituendosi ad altri intermediari 6 maggiormente colpiti dalle difficoltà della crisi. Nel 2009 la crescita dei prestiti concessi alle imprese dalle BCC è stata superiore al 4 per cento, a fronte di una contrazione del 3 per cento registrata dall’intero sistema. Il sostegno fornito alle economie e alle comunità locali ha attutito l’impatto della crisi sul benessere delle famiglie, ha consentito a numerose piccole imprese di superare la fase più acuta della recessione. Ha però lasciato visibili tracce nei bilanci delle BCC, che si riflettono in primo luogo in un notevole peggioramento della qualità degli attivi. La crescita annua delle sofferenze è stata elevata, fino a superare il 35 per cento, è ancora al di sopra del 20 per cento. Ha inciso anche l’aumento dei prestiti a favore di nuove categorie di prenditori, talvolta di dimensione o operanti in settori di attività atipici per il credito cooperativo. Negli anni recenti le svalutazioni sui crediti hanno fortemente compresso i margini reddituali, non più sostenuti dalla crescita dei volumi e gravati da una struttura dei costi particolarmente rigida. Nel 2010 circa un quarto delle BCC presentava una capacità di generare utili inadeguata, soprattutto a causa della riduzione del margine di interesse, quelle che hanno chiuso l’esercizio in perdita sono state 65 a fronte di 31 nel 2009 e 13 nel 2008. A queste difficoltà si sommano gli effetti della crisi del debito sovrano. Negli ultimi mesi per numerose BCC si sono manifestate crescenti difficoltà nella raccolta di fondi anche a seguito della concorrenza da parte dei gruppi bancari di maggiore dimensione. L’effetto è stato un forte rallentamento della dinamica della provvista: nei primi nove mesi del 2011 la raccolta complessiva è aumentata dello 0,6 per cento, essenzialmente grazie ai fondi reperiti sul mercato interbancario, al netto dei quali si sarebbe registrata una diminuzione dello 0,3 per cento. L’insieme di questi fattori ha compromesso il circolo virtuoso che per lunghi anni ha alimentato la crescita del credito cooperativo, riportando la dinamica dei prestiti delle BCC in linea con quella del sistema. I timidi segnali di ripresa registrati nei primi sei mesi dell’anno non sembrano sufficienti a evitare una nuova flessione dei margini nei conti economici del 2011. La scarsità delle risorse da destinare all’autofinanziamento indebolisce la capacità di fronteggiare gli effetti di un eventuale, ulteriore, deterioramento della qualità del credito, rende particolarmente fragile la situazione dei segmenti del sistema più esposti al peggioramento della congiuntura. Occorre valutare attentamente la sostenibilità dei rapporti che le BCC intrattengono con il territorio. I vincoli e le aspettative che sorgono all’interno della comunità sono importanti, ma non possono allontanare le politiche del credito dalla sana e prudente gestione. I finanziamenti non possono 7 costituire, come spesso è successo in passato, i principali ammortizzatori di gravi situazioni di crisi nel tessuto produttivo delle economie locali. Sulla capacità di generare reddito delle BCC gravano inefficienze non sempre ricollegabili alla contenuta dimensione. In connessione con l’emergere degli effetti della crisi, la rigidità dei costi ha portato a un forte aumento del cost/income ratio, che a giugno del 2011 ha raggiunto il 74,2 per cento, quasi dieci punti percentuali in più rispetto a tre anni prima. È necessario intervenire con scelte coraggiose sul livello e sulla struttura dei costi. In presenza di un forte calo dei ricavi, i costi operativi, infatti, hanno continuato a crescere dal 2008 al 2010. Più in generale è necessario un nuovo impulso verso il conseguimento di livelli più elevati di efficienza, anche rivedendo strutture produttive e distributive adottate per realizzare ambiziosi progetti di crescita ora non più realistici. Le BCC rappresentano il 5 per cento dei fondi intermediati del sistema bancario nazionale; ma contano per il 13 per cento del totale degli sportelli. La differenza non può essere ricondotta solo a un modello di attività incentrato sulla prossimità della banca alla clientela. Risparmi potranno derivare dalla chiusura o dalla cessione di quelle dipendenze che non riescono a raggiungere un adeguato equilibrio economico. Rilevanti economie sono ancora conseguibili attraverso un più ampio ricorso all’outsourcing. Un contributo rilevante deve venire dalle Federazioni, sul cui ruolo mi soffermerò più avanti. |

| Italia 40 | 13012.040 | -36.86 | -0.28% | |||
| DAX | 6331.04 | +59.82 | +0.95% | |||
| DAX Futures | 6348.00 | +73.50 | +1.17% | |||
| SPX 500 Futures | 1307.65 | +16.90 | +1.31% | |||
| US 30 | 12459.50 | +90.12 | +0.73% | |||
| EU Stoxx 50 | 2150.16 | +5.47 | +0.26% | |||
| L'indice del do. | 81.26 | +0.04 | +0.04% |
| Gas naturale | 2.751 | -0.071 | -2.52% | |||
| Petrolio Greggi. | 92.75 | +0.94 | +1.03% | |||
| Argento | 28.215 | -0.500 | -1.74% | |||
| Oro | 1591.15 | -0.75 | -0.05% | |||
| Rame | 3.498 | +0.029 | +0.85% | |||
| Grano americano | 710.13 | +14.13 | +2.03% | |||
| Cotone american. | 77.10 | -0.89 | -1.14% |
| Euro BTP | 100.31 | +0.15 | +0.15% | |||
| Euro Bund | 143.59 | -0.13 | -0.09% | |||
| Euro BOBL | 126.055 | -0.045 | -0.04% | |||
| Euro SCHATZ | 110.663 | -0.005 | 0.00% | |||
| US 10 YR T-Note | 133.65 | +0.03 | +0.02% | |||
| US 30 YR T-Bond | 147.89 | -0.16 | -0.11% | |||
| Japan Govt. Bon. | 143.28 | -0.16 | -0.11% |